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la bambola di sale
DATA: 18 Nov 2009, 11:20 pm / UMORE: Other
LA BAMBOLA DI SALE.
Una bambola di sale viaggiò sulla terra per migliaia di miglia, finchè giunse finalmente al mare.
Rimase affascinata da quella strana massa in movimento, completamente diversa da tutto ciò che aveva visto in vita sua.
"Chi sei?", chiese la bambola di sale al mare.
Il mare, sorridendo, rispose: "Entra e vedrai".
Così la bambola s'inoltrò nel mare. E più camminava nel mare più si scioglieva, finchè rimase ben poco di lei. Prima che quell'ultimo pezzetto si sciogliesse, la bambola esclamò stupita: "Ora so chi sono!". |
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un omaggio ad alda merini
DATA: 04 Nov 2009, 10:45 pm / UMORE: Other
La mia poesia è alacre come il fuoco trascorre tra le mie dita come un rosario Non prego perché sono un poeta della sventura che tace, a volte, le doglie di un parto dentro le ore, sono il poeta che grida e che gioca con le sue grida, sono il poeta che canta e non trova parole, sono la paglia arida sopra cui batte il suono, sono la ninnanànna che fa piangere i figli, sono la vanagloria che si lascia cadere, il manto di metallo di una lunga preghiera del passato cordoglio che non vede la luce. Alda Merini, da "La volpe e il sipario"
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la farfalla
DATA: 03 Nov 2009, 11:53 pm / UMORE: Other
Una farfalla volava instancabile tra i fiori, quando d'un tratto un pianto sommesso la fece sobbalzare. «Che fatto insolito, pensò, in un giardino», e impaurita si spezzò le ali andando a urtare contro un alberello. «Ah, che mai sarà di me adesso! Non volerò più... morirò di tristezza!». E mentre così si lamentava, si ricordò del pianto appena udito e chiese al vento: «Chi piangeva prima di me?». «Io, stelo nudo senza fiore; una folata di vento mi ha ridotto cosi. E a che serve uno stelo senza fiore?». La farfalla si trascinò stancamente fino a lui. «Non sei il solo a soffrire; con le mie ali spezzate, non volerò mai più libera nell'aria». Lo stelo tacque e sembrò riflettere, ma tanto durava il suo silenzio, che la farfalla quasi si innervosì. Alla fine parlò: «Insieme, possiamo aiutarci. Posati su di me, così tu porgerai le ali al vento ed io avrò di nuovo un fiore». La farfalla si illuminò tutta di un sorriso. I passeri accorsero ad aiutarli e unirono per sempre la farfalla al verde stelo. Da allora ci sono farfalle che volano ed altre che, trasformate in fiori, si lasciano cullare sugli steli. *** Nessuno e perfetto; abbiamo tutti bisogno di trovare negli altri quegli aspetti che migliorano, rendono più completi, fanno felici, mettendo in comune le nostre qualità. Per quanto poco, contribuiremo ad impreziosire la storia. (di Don Ezio del Favero)
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l'orso
DATA: 20 Oct 2009, 11:27 pm / UMORE: Other
Due amici facevano la stessa strada che attraversava una pericolosa e tenebrosa foresta. Improvvisamente un orso enorme e ringhiante si parò davanti ai due uomini. Uno, in preda alla paura si arrampicò su un albero e si nascose, l'altro non fece in tempo e accorgendosi di non essere in grado si sfuggire alla bestia feroce si lasciò cadere a terra, fingendo di essere morto. Sapeva infatti che gli orsi non toccano i morti. Quando gli arrivò vicino, l'orso lo annusò, gli grugnì negli orecchi, provò a smuoverlo con il muso. Il poveretto tratteneva il respiro con tutte le sue forze. L'orso lo credette effettivamente morto e se ne andò. Appena vide sparire tra gli alberi l'orso, l'altro uomo scese dall'albero su cui si era arrampicato e chiese all'amico: "Che cosa ti ha detto l'orso all'orecchio?". "Mi ha detto di non viaggiare più insieme a certi amici, che nel momento del pericolo invece di aiutarmi se la danno a gambe levate". L'amore fa ancora molta paura. Esso chiede il lasciarsi andare, l'abbandono di sé, l'abbandono a sé, la fiducia che abbaglia e non acceca, la donazione assoluta. Bisognerà render conto della paura e dell' avarizia che impedirono di amare, dell'accecamento e dell'orgoglio che soffocarono gli slanci. Bisognerà render conto di tutti i gesti non compiuti, delle lacrime ingoiate, dell' amore non dato, delle promesse e del tempo perduto. Bisognerà pagare per tutte le parole non dette, per tutte le carezze perdute, per tutti i sogni abbandonati. (Trovata in rete)
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la più grave malattia del secolo
DATA: 19 Oct 2009, 11:11 pm / UMORE: Other
Un giorno, a un luminare della medicina venne chiesto quale fosse la più grave malattia del secolo. I presenti si aspettavano che dicesse il cancro o l'infarto. Grande fu lo stupore generale quando lo scienziato rispose: "L'indifferenza!" Tutti allora si guardarono negli occhi e ognuno si accorse di essere gravemente ammalato. Infine gli domandarono quale ne fosse la cura. E lo scienziato disse: "Accorgersene! " (trovata in rete)
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il muro
DATA: 18 Oct 2009, 5:05 pm / UMORE: Other
In un deserto aspro e roccioso vivevano due eremiti. Avevano trovato due grotte che si spalancavano vicine, una di fronte all'altra. Dopo anni di preghiere e feroci mortificazioni, uno dei due eremiti era convinto di essere arrivato alla perfezione. L'altro era un uomo altrettanto pio, ma anche buono e indulgente. Si fermava a conversare con i rari pellegrini, confortava e ospitava coloro che si erano persi e coloro che fuggivano. "Tutto tempo sottratto alla meditazione e alla preghiera" pensava il primo eremita, che disapprovava le frequenti, anche se minuscole, mancanze dell'altro. Per fargli capire in modo visibile quanto fosse ancora lontano dalla santità, decise di posare una pietra all'imboccatura della propria grotta ogni volta che l'altro commetteva una colpa. Dopo qualche mese davanti alla grotta c'era un muro di pietre grigio e soffocante. E lui era murato dentro. Talvolta intorno al cuore costruiamo dei muri, con le piccole pietre quotidiane dei risentimenti, delle ripicche, dei silenzi, delle questioni irrisolte,delle imbronciature... Il nostro compito più importante è impedire che si formino muri intorno al nostro cuore. E soprattutto cercare di non diventare "una pietra in più nei muri degli altri". da: " A volte basta un raggio di sole" di B. Ferrero
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crescere
DATA: 17 Oct 2009, 11:19 pm / UMORE: Other
Dopo un po' impari la sottile differenza tra tenere una mano e incatenare un'anima. E impari che l'amore non è appoggiarsi a qualcuno e la compagnia non è sicurezza. E inizi ad imparare che i baci non sono contratti e i doni non sono promesse. E incominci ad accettare le tue sconfitte a testa alta e con gli occhi aperti con la grazia di un adulto, non con il dolore di un bimbo. E impari a costruire tutte le strade oggi perché il terreno di domani è troppo incerto per fare piani. Dopo un po' impari che anche il sole scotta, se ne prendi troppo. Perciò pianti il tuo giardino e decori la tua anima, invece di aspettare che qualcuno ti porti i fiori. E impari che puoi davvero sopportare, che sei davvero forte, e che vali davvero...
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la storiella del cobra
DATA: 15 Oct 2009, 1:02 pm / UMORE: Other
In un tempo lontano, quando molti erano i viandanti che calcavano il cammino, un serpente velenoso aveva posto il suo domicilio lungo la via di uno dei tanti sentieri.Un vecchio saggio percorreva un giorno quel sentiero e dei giovani fanciulli, preoccupati di questo, gli corsero incontro per avvertirlo. Il vecchio saggio ringraziò i fanciulli dicendo loro che non aveva paura del serpente in quanto conosceva potenti preghiere che lo proteggevano da qualsiasi attacco o pericolo e continuò così a camminare.
All’improvviso durante il suo procedere un grosso cobra gli si parò davanti rizzandosigli contro ma, più il saggio si avvicinava al serpente più quest’ultimo si sentiva penetrare da una dolcezza infinita. Il vecchio saggio vedendo il serpente pronunciò una magica formula e il serpente all’istante crollò ai suoi piedi. A questo punto il vecchio chiese al serpente "Amico mio hai intenzione di mordermi?" Il serpente inebriato da tanta dolcezza non riusciva a rispondere, proseguì il saggio: vedi dunque, perché fai del male ad altre creature? Ti svelerò una sacra formula che tu ripeterai sempre, così imparerai ad amare ogni cosa e Dio e, nello stesso tempo perderai ogni desiderio di fare il male. Così fece, ed il serpente annuì col capo in segno di assenso poi rientrò nella sua tana per vivere da quel tempo in poi di innocenza e di purezza, senza provare mai più desiderio di ferire od uccidere alcun essere vivente.
Trascorso breve tempo, i giovani fanciulli, notarono il repentino mutamento del serpente e, credendo che egli avesse perduto il suo potente veleno si misero a tormentarlo, gettandogli pietre e trascinandolo per la coda per ogni dove. Il serpente anche se gravemente ferito non reagì a nessuno di questi soprusi e alla fine riuscì a nascondersi nella propria tana.
Molte lune passarono e, quando Dio volle, il vecchio saggio ripassò da quel sentiero e chiamò e, cercò il serpente ma senza nessun risultato.
I Fanciulli, gli si fecero incontro e gli dissero che il serpente era morto ma, il saggio non riusciva a crederci, egli, conosceva bene i sentieri della vita e le leggi divine, sapeva che una volta giunti alla conoscenza della potenza del nome di Dio non si poteva in alcun caso morire se non prima aver risolto il problema della vita, realizzare Dio.
Continuò quindi a cercare il cobra.
Finalmente dopo tanto cercare lo trovò pressoché ridotto ad uno scheletro: "come stai chiese il vecchio saggio", molto bene signore, rispose il serpente, grazie alla grazia di Dio tutto va bene. Ma perché sei ridotto in questo stato? Continuò il saggio. Conformemente alle tue istruzioni, cerco di non far più male ad alcuna creatura, attualmente mi nutro di foglie, ragion per cui sono un po’ dimagrito. Non può essere solamente il cambiar cibo ad averti ridotto così! Pensaci un attimo, replicò il vecchio saggio. Ah, si! Ora ricordo, dei fanciulli sono stati un giorno un po’ duri verso di me, mi hanno preso per la coda e mi hanno fatto volteggiare in aria scaraventandomi contro sassi e rocce, poveretti, non ne hanno colpa, non potevano sapere che mai io li avrei morsi.
Il vecchio saggio sorridendo dolcemente guardò il serpente dicendo: "povero amico mio, io ti raccomandai di non mordere alcuno, ma mai ti proibii di fischiare per allontanare coloro che ti perseguitavano e tenerli così a bada".
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lentamente muore
DATA: 13 Oct 2009, 1:40 pm / UMORE: Other
Lentamente muore
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare. Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.
(P. Neruda)
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